«

»

Vinicio Capossela – Da solo

Qualche volta succede a tutti di fare i conti con i ricordi, e quando apri una scatola non sai mai dove andrai a finire. A quasi tre anni di distanza dall’ultimo lavoro di Vinicio Capossela: “Ovunque proteggi” (80 mila copie vendute) è uscito l’ottavo disco in studio dell’artista: “Da Solo” (Warner Music), registrato e mixato a Milano da Taketo Gohara e ai Brooklyn Studios di New York da JD Foster (produttore di Marc Ribot, Calexico) ed Andy Taub tra il gennaio e il marzo del 2008 e prodotto dall’artista con la collaborazione del chitarrista Alessandro Stefana. “Da solo” di Vinicio Capossela, è molto diverso dal disco e dal tour precedente, è intimo, introspettivo, romantico, musicalmente semplice ma contiene arrangiamenti molto complessi e ricercati. Solo pianoforte e voce ed una miriade di “strumenti inconsistenti” (come li chiama lui) che come un coro aggiungono compagnia e grande classe al solitario Vinicio. Poi tanto swing, ragtime anni ’20, tutto rivisitato con occhi di oggi di un uomo artisticamente maturo del ventunesimo secolo.
Da “Il gigante e il mago”, Vinicio cantando come un bambino, porta l’ascoltatore in un mondo circense, malinconico e colorato, a tratti quasi felliniano, cantando la bellezza e la speranza del divenire adulti senza perdere il proprio mondo fantastico. In quel mondo interiore ci si può rifugiare davvero, così la musica passa quasi in secondo piano, la fiaba incanta, quasi 7 minuti. Poi “In clandestinità”, una riflessione sulla libertà, con una metrica lirica al quanto particolare affronta la tendenza a nascondere la propria vera natura e sottolinea l’incapacità o il coraggio di iniziare il proprio cammino, per arrivare alla libertà dalla clandestinità. La divertente e spensierata “Una giornata perfetta”, introdotta dal fischio d’amore dell’amico Vincenzo Costantino “Cinaski”, sembra uscita da una vecchia radio a valvole, mentre con “Orfani ora”, bellissima canzone d’amore e “Vetri appannati d’America” si cambiano i toni ed i temi, storie lontane, solitudine la precarietà ed il fallimento di una nazione che ha perso sé stessa. In “Lettere di soldati”, pianoforte, battito del cuore e violoncello su tutto, si è perso ogni senso di umanità al fronte, la vita sopravvive solamente dentro alle lettere d’amore dei soldati. I Calexico con “La faccia della terra” accompagnano Vinicio, ma sono solo l’ennesimo sottofondo fantasma strumentale, rimangono davvero troppo nell’ombra. I brani di “DA SOLO” sono tutti scritti da Vinicio Capossela, tranne “Non c’è disaccordo nel cielo” che riprende il titolo (“There’s not disappointment in heaven”) di un vecchio inno composto nel 1914 da Frederick Martin Lehman, di cui Vinicio ha conservato la melodia riscrivendone il testo, nel suo personale modo di sentire l’argomento.
In definitiva “Da Solo” contiene ottimi pezzi, che confermano Capossela come uno dei più grandi cantautori contemporanei italiani, e la cosa stupefacente è che l’effetto in questo disco, a differenza di quelli passati è raggiunto proprio senza alcun trucco magico circense ne effetti speciali.
Antonello Furione

Permanent link to this article: http://therockblogreview.com/vinicio-capossela-da-solo/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>