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Vinicio Capossela @ Barbican – London 15.2.2011


“Finche non arrivano i Barbari al Barbican”
– Londra – Aveva promesso “Niente Canzoni D’Amore” per il concerto di San Valentino tenutosi a La Cigale di Parigi, ed invece le canzoni d’amore ci sono state, eccome, come sempre le migiori del repertorio di Vinicio. Ci sono state anche il giorno successivo al concerto del 15 Febbraio al Barbican di Londra costruito a puntino per festeggiare “2Oth years show”, che ha ripercorso i primi vent’anni di successi dell’artista. Accompagnato sul palco da Jimmy Villotti, Giancarlo Bianchetti alle chitarre, Enrico Lazzarini al contrabbasso, Zeno De Rossi alla batteria, Mauro “Otto” Ottolini al trombone, Achille Succi al sassofono, Alessandro “Asso” Stefana, Glauco Zuppiroli, l’incredible Vincenzo Vasi al theremin, ha costruito una scaletta perfetta, oltre a vecchi brani c’e’ stato anche lo spazio per un paio di anticipazioni del nuovo album di prossima uscita. Il disco che Vinicio ha definito di “Faith, Destiny and seas”, un’opera sul fato, sul viaggio ed il mare è una metafora del destino umano. Da Omero a Dante, da Melville a Conrad, il disco, registrato in gran parte ad Ischia, nella sarestia della Cattedrale dell’Assunta e nel Castello Aragonese, trova ispirazione nella letteratura di tutti i tempi e in cui risuoneranno il mito, le voci di marinai, di profeti sirene e balene.
Nella Music Hall londinese i concerti come tutti gli spettacoli iniziano molto presto e alle 8.15 Capossela era già sul palco davanti ad un pubblico numeroso. “God Save the Queen… Swan” Entra così in scena dopo un breve avan-spettacolo del Mago che ormai è diventato un rito per ogni introduzione di ogni suo concerto. Da “Con una Rosa” da Canzoni a Manovella (2000) a “Ultimo Amore” contenuto in Modì (1991) è una immensa “Gio-gio-ia” scoprire che tra il pubblico pagante ci siano anche tantissimi inglesi, che al termine dello spettacolo composti come sempre sussurrano di aver scoperto ed apprezzato non poco il cantautore italiano,  qualcuno si ripromette di tornare per uno spettacolo futuro. 
Per tutta la serata, comunque, vi è l’impressione che anche se si può “esportare” l’arte nostrana, Vinicio sia davvero “nostro”, esclusivamente italiano. Magari non ci sarà disaccordo nel cielo, come canta lui, ma sarà difficile percepire in profondità la corrispondenza tra testi cantati in italiano le le emozioni che riescono a suscitare esclusivamente a chi riesce a capirle. Così come erano inascoltabili i brani degli anni sessanta tradotti, Vinicio ha un carisma strepitoso, unico e probabilmente questo lo aiuta a trasmettere il suo genio anche a chi non ne capisce proprio tutto il significato. 
Confrontarsi come fa lui col mondo estero, come fanno in pochi nel nostro paese, vuol dire mettersi in gioco e anche con vent’anni di esperienza rischiare e arricchirsi con coraggio. Tra l’acustica esibizione de “Il paradiso dei calzini” si passa a “Maraja” per arrivare a “Si è spento il sole” dedicata all’amore di suo padre per Adriano Celentano. Davvero interessante il medley del brano di Renato Carosone “E la barca torno sola” con “Che Cos’e’ l’amore”. Scorrono veloci “Non è l’Amore che va via”,  “Corvo Tordo” e “Nella Pioggia” dove tutti schioccando le dita creano il rumore a comando della pioggia. Sono forti emozioni e ottima musica. 
Poco dopo metà concerto, viene il momento tanto atteso dei nuovi brani. Il primo degli inediti (Jim?!) è un brano sull’irreparabilità degli errori, dove nessuno è mai protetto dalla sua debolezza. Il secondo inedito è un brano quasi che si potrebbe definire di risurrezzione di stampo dantesco, dove s’invoca la guarigione solo a chi ha la Cura dal male d’amore, “per tornare a vivere per te, per tornare a vita per noi”.  Il live prosegue senza pause, ed entra nella sua fase più “animelesca” per “L’uomo Vivo (Inno Al Gioia), “Al Colosseo – Il Rosario Della Carne”, “Brucia Troia” ed infine il tanto atteso “Il Ballo di San Vito”dove tutti si scatenano alzandosi in piedi e ballando. Con l’indimenticabile “Ovunque Proteggi” (dedicata a Renzo Fantini) si conclude il concerto. 
Questo sentimento di appartenenza che pare quasi un specie di unità ritrovata, (sembra vivo solo all’estero ahimè) e anche solo se per poche ore comunque ha fatto intravedere il vero orgoglio di essere italiano. C’e’ da chiedersi allora se siamo “Orfani ora” e se questo sconosciuto sentire possa esistere ancora oggi nella realtà anche in Italia. Dovremmo forse farci aiutare a ritrovarlo dai veri artisti, come Vinicio, che portanando l’italianità all’estero in maniera semplicemente geniale trasmettono le proprie radici a chi non le conosce o chi ha le dimenticate, senza distorsioni in modo naturale e libero. 
Il concerto di Capossela fa parte di una rassegna del “Tij Events”, una rassegna per promuovere la cultura italiana all’estero. Introdurre le comunità straniere all’arte, alla cultura e allo stile del Belpaese, profondamente radicato nel passato e costantemente proiettato verso il futuro. Così i rappresentanti dell’Italia d’oggi sono i futuri “traghettatori” culturali. Il programma continuerà con i Litfiba il 3 Marzo al HMV forum, Beppe Grillo all’O2 Shepherds Bush Empire il 12 Marzo, i Perturbazione al 93 Feet East  il 24th Marzo e gli Africa Unite il 10 Aprile al Barfly. 
Antonello Furione 
A Ernesto
Setlist:
1. Intro mago 
2. Con una Rosa 
3. Ultimo Amore 
4. Il paradiso dei calzini 
5. Maraja 
6. Si e’ spento il sole 
7. I Pianoforti Di Lubecca 
8. Dove siamo rimasti a terra Nutless 
9. Pena dell’alma 
10. E la barca torno sola / Che Cos’e’ l’amore
11. Non E’ L’Amore Che Va Via 
12. Corvo Tordo 
13. Nella Pioggia 
14. Orfani Ora 
15. La Faccia della Terra 
16.* [Lord Jim – inedito1] 
17.* [Billy Budd – inedito2] 
18. Dio, chi mi difenderà? 
19. Santissima dei naufragati 
20. L’uomo Vivo (Inno Al Gioia) 
21. Al Colosseo – Il Rosario Della Carne 
22. Brucia Troia 
23. Il Ballo di San Vito 
24. Ovunque Proteggi

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