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The Straits – The Royal Albert Hall – 22.05.2011

Gli ex membri dei Dire Straits, più alcuni ospiti “speciali” (Geno Washington su tutti) si son trovati per una un concerto di beneficenza a favore dello sport, con lo scopo di favorirlo nelle aree più disagiate del Regno Unito con il The Lord’s Taverners, associazione giovanile di cricket fondata nel 1950.  Una serata speciale con Alan Clark, Phil Palmer, Chris White, e anche con Steve Ferrone alla batteria, Terence Reis alla voce, Mick Feat al basso ed il giovane ventiquattrenne Jamie Squire alle tastiere.
I Dire Straits continuano ad avere un enorme successo, (con Mark Knopfler solista), e con album come Making Movies, Brothers in Arms, che hanno venduto oltre 120 milioni di dischi in tutto il mondo. Hanno vinto tre Brit Awards, quattro Grammy e due MTV Music Awards, ma la rara opportunità di vederli dal vivo per la prima volta in 20 anni alla Royal Albert Hall non è stata così seguita dal pubblico londinese. L’unica data non era sold out, forse perchè come ricordato anche dal palco da Terence, tutti i reali membri fondatori John Illsley, Mark Knopfler, Pick Withers e David Knopfler non erano presenti in sala. La Line up era quella delle tournée di “Alchemy” e di “On the Night”, ultimo colossal tour dei Dire Straits del 1993 prima di uscire dalle scene.
In tre i membri della band sul palco: Alan alle tastiere, Phil alla chitarra e Chris al sassofono. I redivivi capitanati da un mediocre Terence Reis alla voce, non riescono ad esaltare, ma si fanno ancora valere. Dovrebbero forse scegliere meglio i loro nuovi compagni di viaggio e trovare magari qualcosa “Dire” di nuovo. Infatti sembra proprio che dire “the straits” sia come pensare ad un orchestra intera senza direttore, come ai Cream senza Clapton, ai Doors senza Jim. I brani, scorrono molto veloci, meccanici e tutto diventa senza anima, schematico. Il batterista, Steve Ferrone, anche se viene riconosciuto dai suoi colleghi come uno dei più grandi batteristi del mondo e ha suonato con Tom Petty, Clapton, Quincy Jones, Scritti Politti, Chaka Khan e Slash non riesce ad entrare nell’atmosfera, è davvero il peggiore elemento della serata, fuori tema, fuori posto, fuori tutto, fino ad arrivare ad una “Tunnel of Love” suonata in versione punk che proprio potevano risparmiarsela ampiamente.
The Straits (sono metà) e si trovano in grossa difficoltà, causa di qualche mancanza e poca attenzione alle piccole cose. Si conoscono a memoria i brani, è ovvio, (almeno per me) a partire da “Private Investigation”, versione Alchemy, o la ritrovata “Two Young Lovers”, ma è difficile capire la poesia e la struttura dinamica di ogni parte, alcuni riff vengono posti e sovrapposti qua e la, ma la magia ed i silenzi mancano, nascosti o travisati da una velocità che trova difficile risposta.

Anche gli assoli di Phil Palmer che in fin dei conti è solo un ottimo turnista (che ricordo ha collaborato con Lucio Battisti, Eric Clapton, Bob Dylan, Tina Turner, Renato Zero, Baglioni, George Michael ed in “On The Night” nel ultimo tour post “On Every Street” (1991) suonava la chitarra slide), sono buoni, anzi ottimi, ma sembrano studiati e ripetuti come un bravo scolaretto per la gioia del pubblico, che tanto saltella imperterrito comunque.

Quello forse di “Sultan of Swing” che viene abbozzato da Terence si spinge un po’ più in la, ricopre sempre le orme di “Alchemy”, ma risulta meno artefatto. Sono frasi fatte, ripetute con passione ma senza un contributo (necessario) personale. Fraseggi slegati, testi cantati senza dinamiche e un uso dei volumi da parte della chitarra del cantante non curati, o almeno non come ci ha abituati Mark. Alan Clark alle tastiere, è il più “vecchio” e anche il più “originale” del gruppo, (dal 1980 “Making Movies” con i DS) e rimane sempre strepitoso anche in “Tunnel of Love”, se non fosse che doveva destreggiarsi trai ritmi impazziti del batterista. Chris White, definito il più bello della band si destreggia ancora bene e raggiunge l’apice con il solo di sax in “Romeo and Julliet” e soprattutto con “Your latest trick” davvero impressionante il suo fiato ed il timbro indimenticato. Una serata quindi non da buttare, per la grandiosa venue reale e per la gioia di rivedere la metà di una grande band insieme dopo vent’anni come ai tempi d’oro.
Senza una guida diventa però tutto più leggero e dimenticabile, così questa si ricorderà come una bella serata “revival”. Davvero troppa nostalgia, per i tempi che furono, per gli arrangiamenti di “Alchemy” e di “On the night” che, per chi non li ha visti in diretta, regalano ancora magici e fantastici momenti. Per chi credeva (come me) che il miracolo dopo l’apparizione di David Gilmour al Roger Water The Wall Live Tour, potesse ripetersi con il secondo miracolo di Knopfler (senza chiedere che anche Illsley ed il fratello David potessero salire sul palco), si deve ricredere di aver visto abbastanza ed essere contento lo stesso. Alla fine, quelli che c’erano, dopo questa serata, torneranno a vedere Mark con occhi differenti per l’aver capito la sua scelta artistica di virare in un mood più personale e creativo, e aver capito anche (se ce n’è fosse stato bisogno) chi era ed è l’anima del gruppo.
Sarà un peccato magari non poter più ascoltare questi pezzi dal vivo, così come son stati creati e con i contributi di tutto il gruppo, ma bisogna guardare avanti e continuare ad assaporarli nei dischi passati, e magari un giorno rivederli davvero tutti insieme. Se ancora oggi con gli assolo della chitarra di Mark ci si riesce ad infiammare e si può ascoltare ancora splendide ballate, è grazie al suo esclusivo talento creativo ed al suo “Golden Heart” che non ha mai smesso di battere da 33 anni a questa parte ed ancora crea idee e proseliti.
Antonello Furione
Setlist:
Intro
1. Private Investigation
2. Walk of life
3. Telegraph road
4. Romeo and julliet
5. Tunnel of love
6. Your latest trick
7. Brother in arms
8. Two Young Lovers
9. Sultan of swing
Encore:
10. Money for nothing
11. Going home (Wild theme)

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