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Sintomi di Gioia – Segnalibro

 

Sulla scena alternative rock alessandrina da ormai dieci anni ci sono i Sintomi di Gioia. Sono tante sfumature che ne rendono difficile la catalogazione, ma il loro primo lavoro ufficiale per un’etichetta indipendente è davvero bello e la miscela di suoni ed il cantato rigorosamente in italiano portano un bel raggio di sole nel panorama musicale nazionale.
Giochi di silenzi si alternano a ritmi incalzanti, in una ricerca di innovazione particolare e sicuramente originale. Luca Grossi ha un’ottima personalità vocale, ed una delicatezza che spiazza, il suo timbro lascia l’ascoltatore appeso ad un filo, soprattutto nei pezzi più accesi, mentre nei cambi di registro e nei giri armonici dosa una grande forza vocale. La gran sicurezza ed intonazione crea linee melodiche semplici ma non usuali, (anche difficili da ri-cantare) che portano a pensare che se Layne Staley (Alice in Chains), o Chris Cornell (Soundgarden) avesse cantato sempre in italiano, di sicuro non si sarebbe discostato molto dal sound grunge della voce del gruppo.
L’opera si sviluppa in modo equilibrato e sensato, passando da pezzi più tenui (“E così”), ad altri decisamente più saltellanti (Macigno, Come le scarpe), il sound, a tratti inaspettato, alterna arpeggi curati a momenti distorti ed in crescendo. In qualche occasione la band diventa proprio come un macigno elettrico, che libera la forza in caduta, in altri momenti invece le chitarre acustiche e gli archi (anche dal vivo violino e violoncello) rendono tutto più caratteristico e pieno di fascino, ad esempio in “Non Puoi” e nella romantica “E’ Così”. Ottimi gli arrangiamenti, ottimi tutte le parti dei musicisti, studiate con cura, ottimo il mixaggio che realmente premia la resa sonora anche dopo diversi ascolti. L’artwork del disco è curato da un’artista siciliano: Francesco LoCastro, trasferito ormai da tempo negli States, l’artista con l’opera “When Clouds come from” risulta essere surreale ed evocativa quanto i Sdg stessi. La band acquisisce così uno stile pulito, soprattutto in brani come Non puoi, Segnalibro ed E così, suoni e parole mai scontati, in assoluta libertà giocano con gemme sonore acustiche ed eleganti: l’impronta grunge dei primi anni ’90, (che ormai ha ben quasi vent’anni) viene svecchiata, rimodernata e resa davvero contemporanea. Perchè “Tutto diventa una scia quando è dentro alla nebbia” e così occorre farsi strada, camminare dritti e sicuri con qualcosa da proporre di ancora inascoltato per evitare i rischi che i suoni risultino confusi e mediocri. L’instancabile perseveranza di Luca Grossi & Co., “da buon italiano”, ha portato e porterà sicuramente nuovi successi, magari anche con la ricerca di nuove collaborazioni importanti.
Segnalibro, è davvero un disco sorprendente, una gran opera prima, belle canzoni, forse non troppo immediate, ma con alla base una gran ricerca sonora e vocale che si ricompone nella fusione di più generi, che dalla metà degli anni novanta accompagnavano la vita dei 4 ragazzi di Tortona. Come dice Luca Grossi in una piacevole intervista si è sempre trattato di cantare in italiano, avendo sempre nelle orecchie i riff dei Pearl Jam. Grande classe.
Antonello Furione
Contatti:
www.sintomidigioia.it
www.myspace.com/sintomidigioia
http://www.imaginaproduction.com/

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