«

»

Piccola Bottega Baltazar – Ladro di rose

La paura di scegliere. 
Tra Brassens, Tenco e De Andrè, forse non c’è così un abisso, ma lo stile folk tradizionale, teatrale e cantautorale italiano a parole unisce davvero un panorama musicale troppo vasto per poter esser descritto in un ora o poco più. Così, in questo lavoro, l’enormità di parole trova poca ricerca, poco spessore e poca continuità. Parole e parole ed un dialetto veneto un po’ fastidioso. A tre anni di distanza da “Il disco dei miracoli”, La Piccola Bottega Baltazar pubblica un nuovo lunghissimo lavoro, quindici brani che vedono la produzione artistica di Carlo Carcano. La formazione padovana, nata nel 2000, con questo nuovo lavoro intitolato “Ladro di Rose” continua a percorrere la stessa strada del passato, una canzone d’autore artigianale e costruita al millimetro. “Ladro di Rose” è dedicato alla memoria del poeta afghano Zaher Rezai, morto nel 2008 a Mestre, durante il viaggio verso la terra promessa italiana e la speranza di una vita migliore.
La buona novella di De Andrè, ripresa e aggiornata non è più così lieta, invece di avere un occhio all’esterno con l’idea di innamorarsi di tutte le novità, in questo lavoro tutto sembra volersi richiudere nel “casolare” della propria abitazione, nella propria provincia, con un occhio, con una scelta, quella proprio a partire proprio dal dialetto che stona non poco con i 150 anni dell’unità d’Italia. La voce di Giorgio Gobbo, racconta denunciando un mondo disilluso, dove tutto è esclusivamente raccontato senza prendere parti.  Il fenomeno tutto Veneto che appassiona il pubblico locale e la critica, tocca un enormità di temi: migrazioni, fabbriche, serate in discoteca, razzismo, una miriade di racconti popolari che non riescono ad essere sviluppati ne musicalmente ne per lo stile o per le liriche e rimangono esclusivamente narrati.
Tra le migliori dell’album sicuramente la di calviniana memoria “Se una notte d’inverno…” e “Ferragosto nell’Orto” davvero intense. Probabilmente se si fosse riuscito a scegliere le migliori canzoni arrivando ad avere un opera di 9/10 pezzi questo disco sarebbe potuto essere completamente diverso, migliore, più diretto, deciso e di facile comprensione.
Il coraggio di decidere e scegliere quelle che sono le migliori canzoni, le migliori parole, le migliori note ed anche i migliori silenzi forse fa davvero la differenza. Le parole servono a comunicare e raccontare storie, ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso lontano dalla realtà o insicuro, l’effetto è il logoramento e la perdita di senso. Ripensare il linguaggio quindi, per una band così elegante, e con tante potenzialità potrebbe essere la svolta per una comprensione più diretta e essenziale e parlando di rose questa volta davvero pungente. In definitiva è un disco molto interessante, ma difficile e purtroppo per pochi.
Antonello Furione
Contatti:

Permanent link to this article: http://therockblogreview.com/piccola-bottega-baltazar-ladro-di-rose/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>