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Perturbazione + Sintomi di Gioia [24.03.11 – Live in London – Interview]

In occasione del loro prossimo battesimo londinese i Perturbazione rilasciano un’ intervista interessante sul futuro e su cosa si aspettano dalla data all 93 Feet East di Londra il prossimo 24 Marzo. A supportarli come “special guest” ci saranno anche i Sintomi di Gioia che hanno ultimamente collaborato con loro. Anche loro alla fine hanno risposto a qualche domanda sull’evento.

PERTURBAZIONE
Partiamo dalla fine, uno degli ultimi live: come è stata la vostra esperienza a LifeGate Radio e alla Salumeria della Musica? Anche visto le catastrofi nucleari di questi giorni, qual è il vostro rapporto con l’ecologia? 
L’esperienza alla Salumeria è stata fan-ta-sti-ca. Posto bellissimo, bella l’idea della diretta per la radio, pubblico in sala come sempre attento e affettuosissimo. Una serata speciale in una città (Milano) divenuta ormai per noi altrettanto speciale. Quanto al nostro rapporto con l’ecologia non so davvero che dire, mi sembra un tema troppo individuale e che ognuno considera come crede nella sua vita. Diciamo che viaggiamo tutti assieme (band e strumenti) sullo stesso pullmino, quindi proviamo ad abbattere l’inquinamento gratuito 🙂 Non c’è molto di immediato e diretto che una band possa fare e tutta la storia delle emissioni zero mi pare un po’ demagogica. 
E’ la prima volta che venite a suonare a Londra ed in Inghilterra? Cosa vi aspettate da questa data Inglese? 
Per chi come noi è cresciuto ascoltando musica inglese (e americana) è l’avverrarsi di un sogno. Come andare dove tutto è nato, in una metropoli, un paese, che conintua e continuerà a tirar fuori sempre nuovi stimoli e nuove band. Mi aspetto che qualcuno incuriosito da questa strana band italiana che usa la sua lingua e non l’inglese possa venire a vedere concerto e canzoni senza pregiudizi. Così come speriamo che siano incuriositi alcuni italianai ormai residenti a Londra, consci del fatto che in Italia c’è anche un’altra musica, oltre a quella più becera e tradizionale. 
Che cosa vuol dire essere musicisti indipendenti in Italia? E’ diverso che esserlo in Inghilterra secondo voi? Voi di definite indipendenti? 
Veramente a noi delle definizioni non importa nulla, non ci definiamo e basta. Essre indipendenti in Itaia è una necessità, anzi tutto, più che una scelta. Poi, certo, ci sono i benefici del caso, la libertà artistica e così via. Ma essenzialmente mancano gli investimenti, cosa ben diversa dall’Inghilterra, dove anche label totalmente indipendenti gestiscono budget che permettono agli artisti di crescere. Noi in pratica facciamo tuto da soli, il che spesso è un problema. Ma è anche vero che il nostro DIY credo abbia contribuito a farci crescere e renderci più solidi, più consci. 
Avete mai pensato di portare il progetto “Le città viste dal basso” fuori Italia? 
Onestamente non ci abbiamo mai pensato. Sarebe interessante sì, è pieno di meravigliose canzoni sulle città, soprattutto lontano dall’Italia. Ma è pur vero che il progetto è nato con una base narrativa fortemente italiana, con il racconto delle città italiane. L’iter per eseguire questo spettacolo all’estero sembra un po’ tortuoso. 
Avete mai pensato di collaborare con musicisti stranieri o inglesi? Se si, a chi avete pensato? 
Abbiamo pensato, soprattutto ai tempi di Pianissimo fortissimo, a dei produtori stranieri. Ci piaceva molto l’idea di lavorare con Chris Walla (produttore e chitarrista dei Death Cab For Cutie), ma la sua agenda era pienissima, quindi non ce l’abbiamo fatta. Abiamo tentato un abbocco con Phil Ek, altro produttore americano, ma diciamo che ci sono state divergenze artistiche. Per il resto ci piace esgeuire ogni tanto dal vivo brani di band inglesi (Roxy Music, Cure, Smiths) o americane (Sufjan Stevens, American Music Club). 
Come si coniuga la scena indie e tutti i format tipo x-factor, amici e vari? Dove sta la possibilità di uscire allo scoperto anche se non subito diventare famosi, farsi conoscere con le proprie idee e le proprie cose da dire? Voi che siete ormai un gruppo “rodato” dov’è il compromesso? 
Noi non siamo famosi, non nel senso tradizional almeno. Abbiamo un nucleo di persone ch ci seguono ormai da anni e che per fortuna si rinnovano in tutta Italia. Da qui ne discende che nel nostro caso non esiste alcun compromesso: nel bene e nel male, noi siamo veramente quello che siamo e suoniamo per dirla con David Bowie. Il mondo dei talent è qualcosa che non ci riguarda, senza giudizi etici o estetici. Non abbamo fatto quel percorso, non ci interessava né ci interessa farlo. Veniamo dalla musica suonata, dai sogni sotto forma di dischi, dai palchi delle birrerie e dei centro sociali. E’ un’iconografia se vuoi tipica, ma è la nostra storia. Scrivere, comporre, registrate, andare in giro. Se qualcuno ci segue è perché raccontiamo il nostro pezzo di storia e suoniamo la nostra musica, non quelle di altri con parole di altri inserite dentro griglie confezionate. La nostra identità per così dire artistica è la nostra anima, sporcarla non avrebbe (avuto) senso. 
Ci parlate un po’ dell’esperienza di Radio Deejay ? Com’è andata veramente? 
Dipende a cosa ti riferisci. Nel 2003 per caso Linus ascoltò Agosto e Nicola Savino vide il video su MTV. Entrambi rimasero colpiti da canzone e clip, quindi il nostro rapporto con loro è nato lì, con la programmazione della canzone. Tanto che qualche anno dopo hanno chiesto a Tomi di reinterpretare la sigla finale di “Deejay chiama estate”. Nell’autunno del 2010 è poi successo che Deejay ha cominciato a passare insistentemente Buongiorno buonafortuna. La canzone è piaciuta anche al pubblico (sennò ci mettono poco a toglierti dalla programmazione) e da lì sono accadute altre cose. Siamo stati ospiti di “Tropical Pizza”, una dlelle trasmissioni di punta dell’emittente. E poi abbiamo rielaborato la sigla di “3 minuti”, lo show serale che va in onda dal lunedì al venerdì. 
In quale momento della vostra carriera durante le interviste hanno smesso di chiedervi “Perchè vi chiamate così?” 
Temo che non abbiano ancora smesso a dire il vero. Il peggio è quando qualcuno (credendosi originale) fa la rima con masturbazione. Desistete, l’hanno già fatta altri mille prima di voi. 
Quando usci “In circolo” c’era una frase tipo “un gruppo che potrebbe suonare a San Remo come in un centro sociale”. Avete mai pensato di andare a San Remo visto che dei musicisti con cui avete collaborato come Mauro Ermanno Giovannardi o Afterhours hanno partecipato? 
Sanremo rimane tuttora uno dei nostri sogni bagnati, lo diciamo senza facili snobismi. A Sanremo ci siamo conosciuti durante una vacanza io, Tomi e Gigi, anzi tutto. Poi c’è una questione di immaginario italiano che in parte Sanremo rappresenta. E la volontà di esibirsi dal vivo con l’orchestra, con i nostri genitori felici di tanti sforzi, sul divano magari. Ciò detto, centri sociali, rispetto a una volta, ce ne sono di meno, ma da lì siamo partiti, girando l’Italia. 
Che impressione vi ha fatto quando una band come i Sintomi di gioia ha scelto di lavorare su una vostra cover? Direi che siete ormai un punto di riferimento per alcuni musicisti italiani? Quali progetti avete per il futuro prossimo? 
Quando veniamo a sapere che qualcuno riprende in mano un nostro pezzo naturalmente è sintomo… d’orgoglio. Non credo che i Perturbazione siano un riferimento. Credo però che il fatto di aver sempre lavorato sulla nostra identità, non svilendola, abbia fatto sì che molti si accostassero al nostro gruppo con affetto e rispetto per il nostro percorso e per le cose che cerchiamo di dire. Poi possiamo non piacere, ma fa parte dle gioco. In futuro abbiamo in mente diversi progetti, tantissimi, forse troppi: un disco nuovo fra un po’, portare in giro La buona novella di De Andrè in occasione del quarantennale del disco, un progetto basato su rilettura e traduzione di cover italiane e non. E fra un po’ scocca il decennale di In circolo… 
SINTOMI DI GIOIA 
Il vostro primo disco “Segnalibro”, uscito nel 2008 è stato prodotto con Cristiano Lo Mele dei Perturbazione ed Alessandro Ciola (Imagina Production). Come avete incontrato Alessandro e il suo studio? 
Ci siamo letteralmente presentati suonando il campanello. Alessandro ci ha chiesto di poterci ascoltare anche dal vivo. Abbiamo suonato in studio e da lì è nata la nostra collaborazione. Ad Imagina Production abbiamo registrato sia “Segnalibro”, il nostro primo album del 2008, sia parte de “L’animale”. Imagina Production è uno studio molto bello anche per l’atmosfera che si respira. 
Nel 2010 è uscito l’EP “L’animale” con tre cover e un vostro pezzo originale registrato con un telefono cellulare e rielaborato in studio. Perchè con un cellulare? Rispecchia forse la qualità di ascolto che si fa oggi della musica in generale, suonerie comprese? 
La scelta di utilizzare un cellulare è venuta spontaneamente poiché solitamente registro le prime versioni delle canzoni con il telefono, per comodità. Pian piano ci siamo resi conto che la versione di quella canzone in particolare (“L’animale”) aveva un’atmosfera impossibile da riprodurre e così abbiamo deciso di lavorare su alcune sovra-incisioni della traccia audio originale registrata con il telefono. Questa traccia (escluse sovra-incisioni) resta la prima e unica versione di questo pezzo, è stata registrata mentre la scrivevo. Abbiamo preso questa decisione insieme a Fabio Magistrali che è il produttore artistico di questo ultimo EP. Poi hai ragione, riguardo all’aspetto tecnico questa scelta si sposava anche bene con il periodo storico attuale in cui si utilizzano tecnologie di altissima qualità per registrare ma la gente comune ascolta la musica in formato mp3 dalle casse di un portatile. Forse per noi è un motivo in più per cercare di concentrarsi maggiormente sui contenuti anche quando abbiamo macchine splendide a disposizione. Alessandro di Imagina Production ha accolto il progetto a braccia aperte e noi ci siamo fatti un regalo enorme pubblicandola, è una liberazione e un premio che ci siamo concessi. 

In “L’animale”, c’è una cover di “Era inverno” de Le Orme. Che effetto vi ha fatto suonare con Tony Pagliuca? Cosa vi ha insegnato? Quale affinità ha la vostra musica in comune con quella prog rock degli anni settanta? 

In alcuni recensioni si parlava di “Segnalibro” come di un disco con influenze Prog degli anni settanta, noi ne siamo stati sorpresi, forse è il nostro modo di strutturare alcune canzoni o di dare un senso di causa e conseguenza a determinati eventi sonori che poteva richiamarne l’approccio. Tony ci ha insegnato che se fai musica per te stesso di solito non smetti mai. Può spaventare ma è tendenzialmente vero. Tony è molto attento al panorama musicale attuale, ci ha messo a nostro agio, è una persona molto gentile. Pensa che mentre si pranzava si discuteva insieme su come suonare la parte di organo nella nostra versione di “Era Inverno”. “Felona e sorona” de Le Orme è un disco incredibile e noi abbiamo suonato con lo stesso Tony che ha suonato in quel disco!!!! … Forse non abbiamo ancora festeggiato abbastanza per questo evento. Dovremmo imporci di saltare una prova e cucinare un’aragosta :)! Questo vale anche per “Arrivederci addio” dei Perturbazione, “In circolo” è un disco stupendo. 
Non avete mai suonato in Inghilterra? Cosa vi aspettate? Siete attratti da questa esperienza? 
Mi aspetto di poter sbagliare i testi… molta gente non capirà l’italiano 🙂 e nello stesso tempo sono contento di cantare nella mia lingua in una capitale della cultura come Londra davanti ad un pubblico onnivoro. Spero che gli inglesi possano apprezzare anche solo il suono delle parole come abbiamo fatto noi per molti anni, prima di avere una buona conoscenza dell’inglese. Ci aspettiamo tanto pubblico, siamo molto contenti. 
Quali sono i vostri progetti futuri ? Una domanda da fan: A quando un disco “completo? 
Sai che le cose non vanno mai come si programmano ma ti posso dire che vorremo far uscire un’altro EP entro l’anno e stiamo pensando ad un nuovo album più sostanzioso per il 2012. Abbiamo molto materiale già registrato su cui stiamo lavorando da tempo. Mi piacerebbe molto mantenere queste scadenze ma dipende dai nostri impegni personali e anche dal numero di live che faremo. 
Bene allora l’appuntamento è per giovedì 24 Marzo al 93 Feet East a Londra…. e con queste premesse proprio non potete mancare!!!!

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