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Parched – Arc

Due anni per creare “Arc”, album d’esordio di Parched, che è uscito ad inizio settembre, da un’idea di Eraldo Bertocchi, chitarrista e produttore e David Tiso: fondatore degli Ephel Duath. Musica ambient, che scorre come una colonna sonora, nove composizioni, che si concentrano sui bassi, per migliorare il suono. Le due chitarre si fondono insieme come in un dialogo tra vecchi amici. Sono grandi atmosfere, suonate in grande stile per una nuova frontiera italiana di sperimentazione ed elettronica, è ambient e alternative post rock a tratti ipnotico, che ricorda “Who can you trust?” dei Morcheeba o i primi dischi dei Portished, musica per paesaggi desertici, aridi dove scoccare la propria freccia verso momenti di piena solitudine alla ricerca di inesplorate oasi. Arpeggi rarefatti e strutture armoniche con infiniti loop e di effetti sospesi che destabilizzano un po’, ma la cura e la fantasia della ricerca nonostante la calma piatta non sfocia mai in noia.
Ai silenzi mancano forse solo qualche momento in più di lucida follia, in cui risollevarsi dall’apnea musicale per riassaporare anche solo dopo pochi attimi un oceano diverso di suoni e visioni. L’album ha richiesto un lungo tempo, e un lungo sforzo alla ricerca di un perfetto bilanciamento tonale – ogni brano si concentra su un aspetto diverso della dinamica musicale, suoni non casuali che appaiono e scompaiono, migliorando il suono e la profondità emotiva delle canzoni. Si tratta di un disco visionario e riflessivo, molto complesso, ma altrettanto semplice se lo si lascia scorrere senza pensieri. Da assaporare più volte, perchè sembra cambiare suoni ogni volta che lo si riascolta.
Antonello Furione

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