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Gillian Welch – One more dollar

In questo album di debutto, la ventottenne song-writer Gillian Welch, nata a Manhattan nel 1967 (1968?) ma cresciuta dall’età di quattro anni in West Los Angeles, riscopre la musica Bluegrass e Country, da lei ed il suo collaboratore David Rawlings per anni apprezzata nei suoi corsi di studio alla Berklee School of Music di Boston. La sua sensibilità, verso questa musica di confine, negli anni è venuta a crescere nonostante fosse circondata da un mondo diverso che tendeva quasi ad imporre uno stereotipo di musica rock tutta simile, ma la Welch si è appassionata al college a Bill Monroe, e ai Delmore Brothers, ai Blue Sky Boys e a Flatt and Scruggs, agli Stanley Brothers ed alla Carter Family, riuscendo a catturare l’essenza della musica dei monti Appalachi in un modo che poca gente che viveva in pianura, era riuscita a comporre prima di lei. Quando il suono si allontana dai canoni del country e si concentra in alcune ballad essenziali come “One more dollar” tutto il resto sembra contare poco rispetto alla voce e alla chitarra, solo due musicisti, solo quattro elementi, due voci e due chitarre, in un continuo passo avanti e due indietro rispetto alla tradizione country e cantautorale, e questa sua musica rimane tesa su su una linea di confine che è storta dove non è semplice stare in equilibrio.
“One more dollar” è la testimonianza di uno spirito molto creativo, che è riuscito a creare una retrospettiva che si vede ascoltando gli arrangiamenti acustici e basilari, alcune songs sono persino in mono; e più ascolti questo pezzo, e più riesci ad apprezzare in maniera differente il lavoro fine ed elegante, un percorso dalle e delle origini, mantenendo la Tradizione e le radici più profonde della musica.
Gillian Welch, sebbene condizionata dalla musica californiana del presente, non suona musica Rock, o Punche se quello è parte del suo background culturale, ma abbandona il presente in favore di una ripresa vocativa. Canta della sorte della gente, dei minatori di carbone, di poveri contadini, di liquori e di tossicodipendenti e giocatori d’azzardo, e molti dei suoi critici pensano sia fin troppo Appalachiana, per una ragazza californiana. Per quanto mi riguarda “One More Dollar” è la traccia più forte dell’album, una storia dolorosa di un raccoglitore di frutta in una fattoria, che migra in California e si trova intrappolato, schiavo del proprio lavoro, ma che si promette di ritornare a casa dopo avere guadagnato abbastanza soldi, solo poi per ricadere ai margini, vittima del gioco d’azzardo e del bere quando una stagione di gelo distrugge tutto il raccolto. La sua sensibilità è religiosa, la sua voce riempie di saggezza sofferta, il suo sguardo si pone sui piaceri e sui dolori dello spirito. Dave e Gillian infine, dimostrano di conoscere intimamente la musica coutry rurale delle origini e delle tradizioni, e in una continua ricerca della trasparenza, e di tradizione, hanno creato insieme un tributo ad un rivitalizzazione di uno stile musicale di un tempo, anche conoscendo Dylan e le grandi influenze moderne. Come se riuscissero a ricreare quello che avrebbe potuto suonare la Carter family cinquanta anni fa.
Antonello Furione

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