«

»

Mumford & Sons – “Sigh no more”

“It was not your fault but mine” 
Le radici sono una costante per ognuno, a prescindere dalla geografia, ma a Londra, la musica tradizionale americana sembra venire sempre meno snobbata dai musicisti inglesi. Uscito nel mese di febbraio “Sigh no more” è stato subito accolto brillantemente da tutti: pubblico e critica, ricevendo persino una nomina al Mercury Prize. Dietro a questo successo britannico davvero travolgente, ci sono quattro voci, quattro giovani musicisti che, mescolano musica tradizionale folk inglese, blue grass a tratti esplosivo e musica da ballo. Marcus Mumford: voce solista, chitarre e strumenti a percussione, Ted Dwyne al contrabbasso, Country Wilson al banjo ed infine Ben Lovett alle tastiere. La passione, un’ attenzione sincera ai dettagli, la narrazione a immagini, che viene evocata, creano la differenza in questo album che raccoglie in un passato, arrangiamenti dolciamari che riescono a dare leggerezza a testi malinconici ed una vibrazione positiva. Citano Steinbeck e Shakespeare, e proprio a partire dalla prima traccia, passando da “The Cave” a “I gave you all” tutto sembra creato come una confessione personale e privata, un’ affare di famiglia: amori, rimpianti, speranze, coraggio, tradimenti e solitudine alla ricerca di semplice un aiuto. I suoni sono sorprendentemente istantanei e questa è probabilmente una delle carte vincenti della band londinese.
I Mumford & Sons hanno individuato la formula magica, che se usata con parsimonia anche per il futuro, modificata e smussata a dovere funzionerà alla meraviglia, ma che se ingerita a dosi elevate potrebbe danneggiare quel che c’e’ di buono in questo momento. Esempi come Arcade Fire e Freelance Whales che hanno replicato magnificamente i loro primi successi ne sono l’esempio. In sostanza, nel corso di Sigh No More, i Mumford & Sons giocano al sicuro ed al riparo, ogni canzone segue una parabola fine a se stessa e anche se il risultato è splendido, si cammina sempre attraverso sentieri conosciuti.  Musicalmente parlando non viene servito nulla di nuovo, la sfida dei Mumford & Sons è solo rendere accessibile una musica abbastanza lontana dal tempo e dalle orecchie delle persone. Armonie suggestive e delicate come l’invernale “Timshel” scoprono il lato malinconico della band, altre eleganti ed irresistibili come “The Cave” al di fuori dei soliti canoni evocano perfino il suono della E Street Band, così, il successo è assicurato anche nel 2010 se si riesce a dire qualcosa che collega emotivamente i pensieri senza trasformarli in un luogo comune. Ogni singola traccia è un delicato equilibrio teso come una ragnatela creato per catturare il cuore di chi ascolta, ogni elemento è calibrato ad arte, e anche se dovesse sembrare un po’ poco spontaneo il risultato è perfetto: semplicemente “Sigh No More”.
Antonello Furione
Contatti:
http://www.mumfordandsons.com/
myspace.com/mumfordandsons

Permanent link to this article: http://therockblogreview.com/mumford-sons-sigh-no-more/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>