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Lorenzo Jovanotti – Safari – 2008

 

Lorenzo Cherubini con “Buon Sangue” del 2005 aveva dimostrato di saper scrivere ottimi brani che spesso risultavano ancora troppo meccanici. Superati i quaranta, Jovanotti, “come il sole a mezzogiorno”, guarda la vita in maniera diversa, è più versatile, poliedrico e maturo. Crea una sequenza di canzoni ridotte all’essenziale che portano l’ascoltatore nella jungla della vita quotidiana. Secondo l’artista toscano è stata questa «l’avventura più bella di vent’anni di carriera»: Safari, una svolta.

Il brano d’apertura Fango suona rasserenante e pacifico. Nulla di esaltante dal lato musicale, ma mette subito in luce l’accuratezza dei testi che poi sarà la base dell’intero lavoro. Importante, almeno nelle note, è la presenza di Ben Harper alle chitarre, anche se il suo estro si sente poco. L’universo sonoro poi diventa più limpido e contaminato con Mezzogiorno, riff rockeggianti ed un arrangiamento di fiati impeccabile. Un episodio coraggioso ma allo stesso tempo riuscito, che suggerisce una discreta voglia di rinnovarsi. Seguono due emozionanti poesie, A te e Dove ho visto te: la prima, come una nuova “Chissà se stai dormendo”, è una ballata romantica che va a ripescare Endrigo e Tenco; più trascinante invece la seconda, con lo splendido solo del fisarmonicista ottantaquattrenne Frank Marocco, session man di fama mondiale, vero maestro di eleganza e raffinatezza.

Scorrono veloci gli altri brani, tra cui la title-track, con la voce inconfondibile di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, piena di suggestioni visive. Poi le melodie ritornano indietro nel tempo, suoni meno ricercati e più immediatezza, con un pizzico di malinconia, e un po’ di intonazione in più, d’altra parte la qualità a volte proviene anche dall’esperienza. Ma con Antidolorificomagnifico si torna alla sperimentazione. E’ il miglior brano in assoluto del disco: ricercato e minimale, orientaleggiante nella prima parte, sfiora i cori d’opera lirica nei cori nella seconda, mentre la strofa è rappata, quasi letta, seguendo un copione di viaggio che racconta spezzoni di vita, come soluzione a tutti i problemi della quotidianità. Un piccolo gioiello prima della chiusura-manifesto di Mani Libere 2008 in compagnia di Michael Franti, brano che nel suo scagliarsi contro l’uso indiscriminato delle fonti energetiche e a favore di quelle rinnovabili completa quella polarità tra fedeltà alle radici come ai valori della società e scommessa sulla ricerca. Passato e futuro, con in mezzo il presente di uno dei migliori dischi di quest’anno.

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