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Jeff Buckley – Sketches (For My Sweetheart, The Drunk)

Proprio ieri mi sono recato nel negozio di dischi più vicino a dove lavoro, e come sempre quasi senza dubbi sono andato a confrontare i prezzi dei CD che mi interessavano di più, per vedere se qualche cosa era cambiato, e c’èra qualche offerta, e così mi sono trovato alla cassa con “Sketches for My Sweetheart the drunk” cd publicato postumo di Jeff Buckey, dalla madre: 2 Cd con 21 canzoni. Devo dire che inizialmente non mi sono mai piaciuti questi remake di artisti che anche se geniali sono deceduti troppo presto, e così il loro business viene continuato dagli eredi…. Così come Jeff, mi viene ora in mente, Freddy, Elvis, che a distanza di quanti 30, anni dalla sua morte riesce ancora a pubblicare dischi….e sarà di prossima pubblicazione 2’to noone… e così Bob Marley…. Credo siano speculazioni che non vale la pena di acquistare per partito preso, anche se poi come in qualche caso si possono tramutare in veri pezzi da custodire gelosamente nella propria discografia casalinga, ritrovandone comunque sia la loro validità e la loro arte.
Il business discografico, ora messo anche in ginocchio dalle stesse case discografiche, ha visto con gli anni quanto la morte paghi bene, e così non si fa mai aspettare a propinarci l’ultimo, e poi ancora l’ultimissimo… e poi l’anno dopo ancora l’uno che si era perso o era stato dimenticato…. insomma…. non si finisce mai…E quando magari si ha veramente finito allora si procede come i Beatles, che dopo trenta e più anni faranno uscire l’ultimo Let it be, con una RE – rimasterizzazione nuova, un remixaggio e un nuovo sound, che lascia un po’ di curiosità ma anche un po di inutile ricerca ossessiva degli anni che furono d’oro. Jeff Buckey, in vita pubblicò un solo album, Grace, una vera chicca di un vero poeta, che salì dritto ai primi posti delle classifiche, e così dopo la sua morte, a distanza periodica costante, più o meno ogni anno, come per quanto vi dicevo esce e credo uscirà un nuovo disco, fino a quando ce ne sarano, e poi allora si inizierà ad inventare, sempre però solo nel caso che l’artista venda ancora bene. Nel caso di questo disco che ho scelto di recensirvi invece sembra essere più una chiusura di un capitolo Vita. La copertina innanzi tutto fa molto anni 90, colorata di rosso e arancio, è relativamente molto scarna, e anche il back, ripropone la scaletta dei dischi in modo atomatico. Ma è all’interno che iniziano ad arrivare le sorprese. innanzi tutto la poesia dei pensieri di Jeff appuntati e scritti di proprio pugno sul suo tacquino, lo riportano per un momento in vita, e la foto di lui che suona il pianoforte è molto significativa. All’interno del booklet, concludendo, oltre ad una breve biografia e storia del disco, scritta da Bill Flanagan, nel 98, c’è un messaggio della madre ai fans, per spiegare un po il perchè di questa iniziativa, e poi iniziano le lyrics che si susseguono senza pause dalla prima all’ultima. Parlando della cosa che reputo infine più importante, che è la musica, il primo disco è un po diverso dal secondo, quindi ve lo recensirò scomposto.
Primo disco: Per quanto riguarda la prima parte di questo lavoro, e cioè le prime 10 canzoni, bellissimo è l’apertura, con The sky is a landfill, dopo Jeff dona già all’ascoltatore una chiara linea di quelo che sarà il cd. Un susseguiri di canzoni potenti e meno, come Yardas of blonde girls piuttosto che Everybody here wants you, calme, tranquille che sembrano essere li per confortarti, per renderti la pace che cerfchi, un tocco davvero speciale di chitarra direi intimistica e gioiosa. Poi si riapre con la traccia quattro, Nightnmare by the sea. che sembra essere figlia dei nirvana, il basso ricorda molto come as you are, ma è bello in questo sentire come Jeff non ne faccia un remake di una cover, o di qualche copiatura già sentita, ma proceda nella stesura e usi i Nirvana solo come punto di partenza per evolversi in un secondo momento verso qualcosa di sconosciuto al publico e solo lui da vero artista sa infondere. Per la track 5 l’inimista passa ad una sensualità che prima avevo mai sentito prima da nessuno, chitarre relativamente pesanti, con un ritmo lento, che si trascina come una passeggiata alticcia di chi ha cancellato dalla propria mente tutti i pensieri rivolti alla mancanza di amore, proprio come in un film della propria vita. La cupezza della precedenza cambia e si risolve nella num. 6, un gioso urlo al cielo, che si tramuta in un ritmo incalzante da vero ballo, tra il tribale e il live rock. Un coro di voci fa da intro per un circolo di “feel no shame for what you are…” Recita abbandonati all’amore, profetica preghiera forse dal testo un po retorico ma sicuramente di forte impatto… come di quelle canzoni che ruotano sempre su pochi accordi e battute, si evolvono lentamente e non vorresti che finissero mai…. Morningh theft e Vancouver riprendono un po le sonorità già sentite, e continuano il percorso, una per l’armonia e le sonorità molto particolari, l’altra per il ritmo e l’uso della voce angelica. Il primo disco si chiude con un inno nel vero senso della parola, quasi come si stesse entrando in una chiesa o meglio in un tempio, un leggero sotofondo che pende tra il gregoriano e l’ohm, in cui si staglia la voce di Jeff quasi a cappella, sempre intonata e sicura su ogni nota. una gran bella canzone che da i brividi in alcuni punti, un giusto compromesso per terminare in primo disco.
Secondo disco: Il secondo disco si riapre con il solito riff che ricorda i Nirvana, ma poi se si vede è lo stesso pezzo, e cioè Nightmare by the sea… trattato solamente dal vivo, e ripulito… ma anche in questa versione, molto curata e molto pulita… come nell’altro caso pecedentemente visto, è solamente più ritmata è giustamente più Live…. Anche alla prox canzone live, è molto più ritmata e carica della precedente del primo cd… Havent’t you heard… potreppe fare bene da opening second act… una carica da vera bomba ad orologeria…. I vari demo contenuti in questo secondo Cd, saranno trattati forse con un po meno cura discografica ufficiale, ma risultano con gli anni essere stati fonte di ispirazione e aver preso inspirazione inconsciamente dal sentito… così la quattro e la cinque sporcate volontariamente, riprendono e ripescano nel sociale, dagli u2, con il riff di chitarra di acthun baby, a neil young, per il testo, e nonostante ciò sono vere ballate splendide e originali. Tra le prove e i demo che concludono il secondo cd, rilevanti sono la fortissima e quasi punk Your flesh is so nice, e la romanticissima che ricorda un po le armonie di Grace… Jewel box.  Il disco si conclude con la cover Satisfied Mind, tra il blues e il coro gospel, canzone del più consumato Eric Clapton, ma con una finezza e una voce da brivido. Come se l’album non potesse finire meglio.

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