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I Melt – Il nostro cuore a pezzi

Attivi nel panorama indie italiano sin dal lontano 1992, tornano alla ribalta i vicentini I Melt, con il loro sesto album da studio. Anche se in passato hanno avuto collaborazioni importanti, come con Giorgio Canali, Tre Allegri Ragazzi Morti e Derozer, per il loro nuovo lavoro si affidano esclusivamente a loro stessi, andando a ricercare nel più profondo la loro reale essenza. “Il Nostro Cuore a Pezzi” esplora diverse sonorità, con alcuni omaggi come The Housemartins di “La bella bambina”, fino a “ Non mordo più”, vestito a pennello come fosse una cover de “Le luci della centrale elettrica”.
Essendo musica giovane, suonata ormai da veterani, il riflesso di un disagio generazionale viene raccontato in maniera sfocata, le dodici canzoni raccontano il mondo in cui vivono e la realtà che li circonda rende i brani però poco assimilabili a chi dovrebbe essere il reale fruitore del progetto. Gli I Melt utilizzano una trita miscela di rock e glam, (per altro senza grosse novità tecniche), ma hanno davvero con buon gusto. Musicalmente sono buone canzoni e soprattutto sono suonate bene, i tre sono ottimi musicisti, ed è davvero un peccato che a livello testuale si senta così poco di interessante.

 

Se li si avvicina al punk rock, è ancora peggio. Una volta, il punk era legato strettamente ad un certo tipo di testi, che anche se sguaiati e stonati (Sid Vicius in primis), arrivavano perfettamente alle orecchie del pubblico, senza curarsi troppo di musica e del contorno. Quello che si cantava si Doveva dire. Per gli I Melt sembra che, sebbene tutto sia suonato magistralmente, l’incazzatura sia finita chissà dove (e non si morde più per davvero), le motivazioni del suonare e cantare vengono in qualche modo tradite cantando di cambiamenti generazionali che non sembrano così sentiti, come se si fosse alla fine rimasti assuefatti, comodi sul divano, obbligati a vivere quello che la vita propone ed in qualche caso impone, con un “filo interdentale“ di criticità che certo non basta per convincere in maniera completa.
Il power trio lavorando con precisione nel dettaglio si racconta in maniera matura in tutte e dodici le tracce senza mai ripetersi, dimostrando un’ampiezza stilistica molto varia. Il brano iniziale “Anidride” è sicuramente uno dei brani migliori del disco. Momenti riflessivi ed intimi (come “L’ultima stella sopra Francoforte”) si alternano a momenti più oscuri e crudi. La ricerca musicale di nuove influenze premia comunque il buon lavoro che risulta in definitiva un coerente viaggio nei generi. La visione disincantata della realtà è un sentimento che accomuna tutto il gruppo e la disintegrazione del cuore della copertina ora ha creato nuove unità pulsanti ognuna a suo modo libera e coinvolta nel vivere, battere, sentire ed affrontare in maniera sincera a suo modo la realtà.
Antonello Furione.
CONTATTI:
www.myspace.com/meltrock

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