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Harper Simon – Bush Hall, London – November 18, 2010

Lo ammetto sono andato a vedere Harper Simon anche perché amo la musica del padre, ma questo è solo uno dei motivi: la curiosità per vederlo in uno spettacolo dal vivo, nella sua “seconda casa” londinese è stato sicuramente il motivo più grande e le aspettative alla fine non sono stata disattese. Pensavo di aver vissuto l’esperienza del concerto live peggiore di ogni tempo una sera all’arena di Milano, (Live poi annullato a notte inoltrata), quando io e la mia ragazza del tempo andammo a vedere quel burlone di Sir Bob Geldof. Probabilmente ai tempi, vista l’affluenza ci dicemmo che il motivo delle venti persone paganti era che ai milanesi oltre ad uccidere i sabati, non piacciono nemmeno i lunedì (un po’ come cantava anche Vasco), e come in quella occasione avrebbe dovuto cantare anche Sir Bob con i suoi Boomtown Rats. Ma parliamo d’altro.
Ospiti d’apertura di serata Martina Baker, musica soul acustica da immaginare, una voce calda che ricorda Skye Edwards dei Morcheeba agli esordi. Chitarra e voce per un unplugged che fa ben sperare. Louis Eliot and the Embers, country folk, solo, anche lui esclusivamente in acustico. Sul palco ricorda un po’ John Mayer, un po’ John Lennon per la somiglianza fisica e di alcuni giri armonici. Ha il tocco di Chris Isaak e canta bene, ma come tanti, senza entusiasmare. Al concerto di Simon’s son, almeno per tutta la prima parte mancava solo la sabbia, ma il deserto era ovunque. Harper Simon è tutt’altro che un cattivo musicista e cantautore e nella cerchia di “grandi figli d’arte” risulta a mio avviso, uno che, forse come Dylan Jakob ed il nostro De Andrè Cristiano, hanno meglio saputo distinguersi, chi prima chi dopo, continuando a camminare per la loro strada, pur non dimenticando i nomi così spesso invadenti dei padri, tentando di rinnovare e dare il proprio contributo nel tempo in cui vivono.
Anche se con notevoli differenze d’intonazione dall’album in studio prodotto da Bob Johnston, Harper ha cantato discretamente, ha suonato meglio, canzoni come “Wishes and stars”, “Tenessee” e “Berkeley Girl” sono stati i momenti migliori del concerto. Ad accompagnarlo un’ottima band di tournisti forse solo un po’ troppo potente e rodata per esaltare bene le doti del cantautore newyorchese agli esordi. Basso batteria e slide guitar (completo pacchetto Fender) con l’aggiunta poi nell seconda parte del concerto di un gruppo di fiati sax tenore contralto e tromba, che non hanno dato quel qualcosa in più che ci si aspettava. Harper Simon ha concluso con questa serata il suo tour con la “sua” band, che lo ha visto attraversare l’Europa ed il nord America, proseguirà il tour da solo a partire dal prossimo 22 Novembre da Berlino (C-Club) con Isobel Campbell. “Con una steel guitar ed un microfono/ spero troverai la tua strada / Un giorno scoprirai chi sei / Un giorno sarai più che una stella cadente” (“Shooting Star”) un altro modo per dire a se stesso che “il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette” come diceva Francesco De Gregori. Staremo a vedere.
Antonello Furione
Contatti:
http://www.harpersimon.com/
www.louiseliot.com

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