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Chris Cornell – Scream

 

Ci sarebbe proprio da urlare, al primo ascolto di questo album, da gridare a Chris:”Sveglia!!!, ma che … ti è successo?” Come hai potuto tradire il rock in questa maniera così assurda?, lasciandoti cullare dalla musica commerciale e discotecara proposta con dubbio gusto in modo esclusivo solo in america e poco più?
In Scream, si sente proprio lo stampo di Timbaland, il “Mister discoteque” del nuovo millennio, come anche in passato per Nelly Furtado, in mancanza di idee, o per qualche altro mistero a noi non comprensibile, Chris Cornell, dal rock degli amati (e rimpianti) Audioslave e Soundgarden, si lascia coinvolgere in una nuova avventura. Nuovi suoni, che ad primo ascolto spiazzano e creano disturbo a chi era abituato al suo sound rock, grunge e qualche volta melodico del primo Cornell. Una lunga odissea di 14 brani collegati in un unico lungo brano, remixati dal produttore che lasciano a bocca aperta per gli spunti utilizzati e per le dinamiche così lontane dal mondo di Chris.
Tuttavia la truzzaggine, anche se ha un limite sarebbe curioso andare a scovare i primi demo di Scream di Cornell proposti a Timbaland, prima della scomposizione completa e rifacimento totale. La metà delle canzoni sono stiracchiate di proposito almeno per un minuto caduna per fare il collegamento alla seguente, come fosse un disco da discoteca di Coccoluto o Fargetta degli anni 90. Solo nell’ultima traccia, che tra l’altro compare come bonus, Cornell fa proprio un “regalo” ai suoi fans, un piccolo blues, suonato alla vecchia maniera, che tutta via stona con le altre tracce e non convince. Dopo ascolti ripetuti, tuttavia anche se molto lontano, si ritrova sempre lo stesso Cornell, certo molto cambiato, quasi irriconoscibile, ma sempre rock nell’anima. Speriamo che sia stata esclusivamente una sperimentazione (purtroppo poco fortunata) e che riesca a trovare nuove strade innovative anche rientrando nella sua orbita di sempre rock/grunge, lasciando passare le mode.
Antonello Furione

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