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Andrea Marti – Traditional Man

C’è chi scrive dischi e non vede l’ora di cantarseli e suonarseli, chi scrive per un intera vita per altri e come in questo caso si trova a pubblicare il suo disco d’esordio alla soglia dei cinquanta. Dopo trent’anni di musica così il primo aprile scorso, Andrea Marti, classe 1959, ha pubblicato “Traditional Man” un album appassionato e godibile di ballate e puro folk americano della west coast.  Marti è un cantautore folk Genovese, attivo sulla scena country-rock e bluegrass italiana dal 1979. Polistrumentista ed autore, ha composto più di 700 brani ed ha fatto parte di molte formazioni come i Green Cellar, i Fried Chicken e ultimi gli Hocus Pocus. In passato si è esibito più volte in duetti o trii acustici con Paolo Bonfanti e Beppe Gambetta, che hanno deciso così di produrre il suo primo disco. Gli amanti del bel suono westcoastiano di Neil Young non rimarranno sicuramente delusi.
L’intento filologico, la semplicità ed un’attenta cura fanno sembrare purtroppo però i suoi brani modesti omaggi musicali a grandi musicisti e lasciano meno spazio a fantasia ed originalità. Anche i testi risentono di un inglese un po’ stentato e le tematiche che nella tradizione del “Travelling man” americano hanno un senso fondato, vengono perse in “pagine polverose” e musica un po’ retorica.
Sono country rock scoppiettanti come la canzone d’apertura “Dust from the page” ma anche malinconiche storie di incontri sbagliati come in “Raincoats”, semplicità a braccetto con una linearità puntuale. Gli ottimi musicisti insieme alle ottime chitarre di Bonfanti prima acustiche poi elettriche si rincorrono e si fondono tirando a lucido l’intera opera prima.
“Traditional man” è un disco meditato per trent’anni che inneggia a costruirsi la propria vita, le proprie tradizioni, sulla propria pelle senza perdersi nella mediocrità.  Andrea Marti è un uomo tradizionale che coltiva sempre tutto quello che sogna, cammina per strade polverose, come se fossero ancora gli anni ’70 ma rimane immerso nei suo mondo di ricordi, scrive di cowboy urbani, del sogno del suo viaggio americano (pare infatti che non sia mai stato negli Stati Uniti), ed interpreta il tutto ciò a modo suo, con gli occhi di un adolescente, frammenti di sogni, di vita che sembra non vissuta ancora a fondo.
Antonello Furione
Contatti:
www.andreamarti.com
www.myspace.com/andreamarti

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