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Amalia Gre – Live – Hiroshima mon Amour

Quello di questa sera, è stato un concerto un po’ diverso dal solito. Amalia Gre, una delle voci più interessanti del jazz/pop, e’ conosciuta agli amanti del pop/jazz piu’ raffinato come l’interprete del brano ‘Io cammino di notte da sola’ contenuto nell’album che porta il suo nome. dicono che sia la nuova Mina ma lo hanno detto di tante altre prima di lei. In effetti, ascoltando Cuore pallido alla radio, si ha un leggero sobbalzo, si alza il volume e si presta attenzione. La Grè è indubbiamente brava, sa giocare bene con la sua voce e forse Mina è una delle sue fonti di ispirazione. L’album di esordio contiene qualche bel pezzo, qualche divertissement (Mahogany) e anche un po’ di banalità (pochissima, in verità). Se qualche buon autore si accorgerà di lei e le consegnerà canzoni consone, c’è da scommettere che la sua strada sarà lunga e l’ascesa sicura. Nonostante ciò l’esibizione di stasera è iniziata con quasi un’ora di ritardo, ma a parte questo, un intesta voce ha subito ammutolito i presenti, capaci solamente di applausi soffusi e di brevi commenti. Nonostante l’indiscutibile bravura vocale, e l’alta professionalità che d’altro canto aveva già cospicuamente dimostrato nel disco omonimo, la sua presenza scenica è sembrata alquanto austera e non capace di fondersi molto con il pubblico, insomma molta bravura e molta serietà ma ancora poca esperienza. La sua vocalità così volutamente ironica inoltre è sembrata poco adattarsi alla sua personalità, avrei pensato ad un personaggio che facendo uso delle sue doti da artista si divertisse maggiormente, interagendo meglio e di più col pubblico. Quasi come se fosse stata un generale militare con i propri sottoufficiali. Credo che un ambiente più divertente tra i componenti della band, riesca a trasmettere anche un po più di felicità al pubblico presente. A parte qualche disturbo di troppo del chitarrista, per altro neanche troppo brillante la formazione che l’ha accompagnata si è rivelata nel complesso buona. Degni di nota sono il bravissimo tastierista, che anche nonostante avesse alcuni problemi alla mano sinistra si è espresso in modo notevole, e il sax soprano e contralto.
Amalia Grè potrebbe essere il prossimo grande nome della canzone italiana. Al momento il suo omonimo album d’esordio per la Emi è in continuo riordino nei negozi grazie al formidabile passaparola innescato da un singolo come Io cammino di notte da sola. Una specie di diamante, che riserva a ogni ascolto nuovi splendori. Originaria del salento, Amalia si è poi diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Perugia, la città di Umbria Jazz, un genere che ne ha subito trafitto il cuore. Dall’Italia a New York il passo è stato breve per quanto temerario, un mito come Betty Carter la prende in simpatia e lei riceve lezioni anche da Bobby Mc Ferrin. Una sera ad ascoltarla c’è anche Herbie Hancock che rimane stupito dalle sue doti. Di certo una bella gavetta, in cui Amalia allarga i suoi interessi anche alla moda e la pittura. Poi, dopo i tragici fatti dell’11 settembre, la Grè decide di ritornare definitivamente in Italia dove nel frattempo (siamo sempre nel 2001), si piazza benissimo tra i finalisti del Premio Recanati. A tre anni da allora Amalia è in procinto di partire per la sua prima tournée nazionale. L’abbiamo intervistata.
Provi a rispondere in maniera diversa alla domanda che molti di questi tempi le avranno posto: dove si era nascosta in tutti questi anni? Forse a prepararmi, perché mi sentissi pronta a raccogliere tutto questo. Gli ultimi tempi sono volati via quasi fosse un film. Ho fatto questo disco come un biglietto da visita, senza pressioni. E’ stato ispirato dal jazz ma è più trasversale nel suo svolgimento. Alcune canzoni le avevo nel cassetto: Io cammino di notte da sola ha quasi sei anni ormai. Devo più di un ringraziamento ad Alessio Bertallot che la passava sempre in radio, altre invece sono arrivate di getto nonostante qualche iniziale difficoltà nel comporre in italiano. Mi fa piacere che l’album sia stato accolto bene dalla gente perché comunque la mia è una musica che porta a riflettere, non sono brani immediati. Essere definiti “cantanti jazz” potrebbe essere il traguardo di una carriera, a lei sembra vada stretto… Ho cantato per tanto tempo gli standard americani perché per il jazz ho una “sana” malattia. E’ una musica che mi ha concesso molto in termini di libertà: ne ho voluto utilizzare gli input andando ancora più avanti con quello che adesso sto facendo. Se qualcuno mi chiedesse di fare un album dedicato interamente a quelle grandi canzoni potrei inciderlo tranquillamente. Lei tra l’altro ha avuto la possibilità di studiare con Betty Carter, una delle più grandi di sempre… Betty continua a essere un mito quasi ingombrante per la sua importanza. Ho lavorato con lei dopo averla incontrata di persona. Lei stessa mi incoraggiò a cercarla e anche per questo me ne sono andata in America. Un’esperienza indimenticabile, fondata sul sudore e la fatica. Laggiù c’è un senso estremo della competizione e se non hai un carattere di ferro non è detto che tu riesca a emergere. Anche se hai talento. Ci sono stata bene, poi ho avuto nostalgia dell’Italia e sono tornata. Adesso vivo in campagna. Sa che l’hanno paragonata anche a Mina? Certo e ne sono ovviamente lusingata, in realtà non penso che ci siano molte similitudini. Però adoro Mina, conosco gran parte del suo repertorio e avverto un senso di appartenenza a quello che ha cantato, come se si trattasse di una questione di cromosomi. Lo prendo come un auspicio per quanto potrò realizzare nella mia carriera.Già, fino a dove arriverà? Meglio procedere a piccoli passi. Ho una band di amici americani che stimo e con i quali stiamo già sviluppando altre direzioni, sono quelli che mi seguiranno in questa tournée. Mi piacerebbe suonare anche nel resto d’Europa, dove pare che l’attenzione nei confronti della musica sia più profonda e sincera.
AMALIA GRE’ voce
TSUYOSHI NIWA sax soprano e contralto
MICHELE RANAURO pianoforte, tastiere
YOSHIKI MIURA chitarra elettrica
MARCO DE FILIPPIS basso elettrico, contrabbasso
REESE CARR batteria, djembé

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